-Caricare batterie al piombo.
Si considera che una carica normale sia effettuata con una corrente pari a 1/10 della capacita' della batteria per 12 ore. Esempio: alla nostra batteria da 120 Ah possiamo applicare con sicurezza una corrente di 12A per dodici ore. 12x 12 = 144: e' vero , la batteria non ha un rendimento del 100 %, per ottenere 120 dobbiamo fornire 144.
Questo pero' va bene nel capannone di un elettrauto o nel nostro garage, che e' un ambiente grande e un minimo ventilato. Infatti quelle sono le condizioni di corrente massima per non danneggiare la batteria, ovvero il miglior compromesso tra rapidita' di carica e durata della batteria, ma si ha un lieve riscaldamento e produzione di gas specie a fine carica.
In realta', se non abbiamo fretta, possiamo ridurre la corrente ed aumentare il tempo della ricarica. Io userei per esempio una corrente di 5-6 Ampere per 24 ore. Posso assicurare che una batteria perfettamente carica bolle gia' benino anche con 5A.
Se vogliamo controllare manualmente il ciclo di ricarica: serve un caricabatterie almeno a due posizioni: es. corrente alta (4-5 A) e bassa (diciamo sui 2A) ed un voltmero preciso, se possibile un amperometro per verificare la corrente di carica.
All'inizio della carica la tensione sara' poco superiore ai 12 v, diciamo 12,6-13 V, poi questa tensione continuera' a salire molto lentamente. Quando la tensione arriva a 13,5-13,6 V significa che la batteria e' quasi completamente carica ( se possiamo osservare gli elementi vedremo il formarsi di qualche bollicina, che pero' rimane "attaccata" agli elementi)
Potremo quindi commutare il caricatore alla bassa corrente e lasciarlo ancora un po' di tempo per portare la carica dolcemente al 100%. (a ricarica completa, con correnti cosi' basse, di solito si osserva qualche bollicina che si stacca dalle piastre)
Una corrente di 2 A in una batteria da 120 Ah puo' essere anche mantenuta indefinitamente senza danni per la batteria, in quanto provoca solo un piccolissimo ribollimento. Pero' significa calo del livello del liquido, quindi non conviene esagerare. (se ci capita questo in banchina per pochi giorni all'anno non ci sono problemi). Se la tensione sale oltre i 14 V anche nella posizione di bassa corrente, allora significa che la batteria comincia ad essere vecchiotta, e presto ci lascera' a piedi. Direi che se la corrente e' piu' bassa di 1/50 della capacita' nominale e la tensione tende a superare i 14 V allora occorre pianificare una sostituzione della batteria, magari non immediata ma in occasione dei piu' imminenti lavori di manutenzione.
Sto parlando di tensione misurata DIRETTAMENTE SUI POLI della batteria. Misurazioni diverse, magari fatte sul caricabatterie o in punti diversi, non possono essere attendibili.
Chi dispone di un caricabatterie con la funzione Stand-By (cioe' che mantiene una carica continua della batteria, deta anche carica di mantenimento o TAMPONE) deve controllare che la tensione in stand by sia compresa tra 2,20 e 2,25V per elemento, quindi tra 13,2V e 13,5 V; (in teoria dovrebbe cambiare leggermente con la temperatura delle batterie, ma non stiamo troppo a sottilizzare!!! ).
Anche gli alternatori dei motori, che sono notoriamente "abbondanti" dovrebbero essere tarati al massimo a 14 V, ma si trovano spesso alternatori che caricano anche a 14,5 o 15 V con conseguente ribollimento della batteria quando essa e' carica. L'alternatore ha pero' la scusante che a motore fermo interrompe la carica, quindi non resta indefinitamente connesso alla batteria.... ma causa poi la riduzione della durata a 1 anno anziche' i 4 canonici di una batteria trattata bene.
Tipi di caricabatterie:
Quelli normali economici: sono molto semplici ed economici, ma vanno bene solo per ricariche occasionali o sorvegliate. Se volete acquistare uno di questi assicuratevi della presenza di almeno un amperometro e due posizioni di ricarica: a bassa corrente e alta. L'amperometro, contrariamente al voltmetro, non ha bisogno di elevate precisioni per questo utilizzo.
Caricabatterie automatici: tipo semplice che si scollega a fine carica. Caricano con correnti abbastanza elevate e si staccano a fine carica. Di solito come fine carica sentono una tensione intorno ai 14V.
Caricabatterie automatici con mantenimento: sono, secondo me, il miglior compromesso tra costo e funzionalita'. Tendono a mantenere la tensione a quella di tampone, quindi 13,6 V circa, ed erogano tanta corrente quanta ne richiede la batteria, fino ad un valore massimo. In pratica significa che all'inizio il caricatore fornisce la massima corrente, che comincerà a decrescere con l'aumento di tensione della batteria, fino a portarsi gradatamente al valore di mantenimento. Il vantaggio e' che il caricatore puo' essere connesso permanentemente alla batteria e la manterra' sempre carica completamente senza danni. Il piccolo difetto (sopportabile nella maggior parte dei casi) è che la carica procede abbastanza rapidamente fino al 70% circa, poi comincia ad avvenire sempre piu' lentamente fino al 100%.
Caricabatterie automatici MultiSteps: Di solito dotati di un piccolo microprocessore, caricano la batteria con un ciclo che permette di eliminare il difetto del caricatore a tensione costante: Inizialmente utilizzano una corrente alta che mantengono fino a carica quasi completata, poi passano ad una corrente piu' bassa fino al 100% della carica cioe' superando anche i 13,6 V (diciamo fin verso i 14V), poi passano alla corrente di mantenimento con una corrente bassa e la tensione a 13,6 V circa.
Questi ovviamente sono i migliori perche' portano la batteria al 100% nel minor tempo possibile, ma sono anche i piu' costosi.
Estratto dell'articolo
http://www.maurofornasari.com/tecnica/Batterie1.htm